Un laboratorio di ricerca

Come userebbero la tecnologia i discepoli, oggi?

È il punto di partenza per cercare nuovi percorsi senza perdere la via. Per ora sono due: uno di catechesi, sul senso del dono, uno pratico, un prototipo di offerta digitale per le parrocchie.

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Un laboratorio, non un prodotto

Papa Leone XIV, nell'enciclica Magnifica Humanitas (15 maggio 2026), scrive che «la prima scelta non è tra un "sì" o un "no" alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme» (n. 9). Poco dopo aggiunge che la Chiesa «non benedice entusiasmi ingenui» e «non alimenta paure sterili» (n. 14).

Questo progetto prova a stare in quello spazio, con due strumenti concreti e verificabili: una pagina di catechesi e un prototipo di offerta digitale, entrambi pensati per essere provati, non solo letti.

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Perché «parrocchia»

La parola viene dal greco paroikia, abitare accanto. Nell'uso antico indicava lo straniero residente, chi vive in una città senza esserne cittadino a pieno titolo. I primi cristiani hanno preso quella parola per sé: la prima lettera di Pietro si rivolge a loro come «stranieri e pellegrini» (1 Pt 2, 11). In origine non è una parola amministrativa.

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Due servizi, una diaconia

Negli Atti degli Apostoli, quando la comunità cresce, gli apostoli chiedono di scegliere sette uomini per un compito preciso: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense [...] Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola» (Atti 6, 2.4). Due servizi, nella stessa comunità.

Parrocchia Digitale riprende quella struttura. Catechesi si occupa della Parola. Prototipo si occupa delle mense, nel senso più letterale.